Tassi di interesse e Spese

ISC o TAEG

Con la delibera del 4 marzo 2003, il Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (Cicr) ha definito l’Indice sintetico di costo (Isc) come un parametro comprensivo degli interessi e degli oneri che concorrono a determinare il costo effettivo di un’operazione di finanziamento per il cliente.

L’Isc si applica a mutui, anticipazioni bancarie e ad altri finanziamenti; l’indice include il tasso annuo nominale, le spese di apertura, revisione e chiusura della pratica, di rimborso, di assicurazione e di garanzia del prestito, e ogni altro costo che vada a incidere sul debitore, fatti salvi i bolli, le tasse e le assicurazioni facoltative, nonché le commissioni di massimo scoperto.

In linea teorica, applicando l’Isc all’importo finanziato si dovrebbe ottenere la somma totale che il debitore dovrà sborsare entro la fine del periodo di rimborso previsto dal mutuo. Per questa ragione, l’Isc deve sempre essere riferito a una durata specifica, ed è il parametro cui tutti dovrebbero fare riferimento nel decidere o meno di accendere un mutuo.

A norma di legge, l’Isc deve essere ben specificato dall’ente di credito sia nell’offerta promozionale al cliente sia nel contratto vero e proprio. Vista l’apparente coincidenza tra Isc e Tasso annuo effettivo globale, in molti si sono chiesti il rapporto tra i due indici, sino a che, con il provvedimento attuativo del 25 luglio 2003, la Banca d’Italia ha specificato che l’indice sintetico di costo è calcolato in maniera conforme al preesistente Taeg, sancendo così la loro definitiva equivalenza.

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