mar 23 2009
Crisi dei mutui subprime: continuano e conseguenze
Il Fondo Monetario Internazionale e la Bce concordano sul fatto che la crisi dei mutui subprime Usa non è finita e continuerà a far sentire i suoi effetti in Europa.
Il vicepresidente della Banca centrale europa Luca Papademos, presentando il rapporto annuale 2007 al Parlamento europeo, ha sottolineato come nell’eurozona continuano a prevalere rischi al rialzo sulla stabilità dei prezzi nel medio termine. L’inflazione quindi, è destinata a rimanere elevata "per un periodo di tempo piuttosto prolungato" nell’eurozona e i prezzi, in particolare nei settori dell’energia e dei prodotti alimentari, potrebbero aumentare a sorpresa, senza escludere la possibilità che "il periodo temporaneo di inflazione a livelli elevati possa tradursi in effetti di secondo impatto su salari e prezzi".
Quanto alla crescita Papademos ha affermato che, anche se in moderazione, nell’eurozona continuerà a essere favorita dal forte tasso di espansione delle economie emergenti, ma, ha aggiunto, sulle prospettive pesa un grado di incertezza "eccezionalmente elevato" di riflesso alla crisi dei mercati finanziari.
Ad alimentare le preoccupazioni della Bce, anche le recenti stime del Fondo Monetario Internazionale, che ritiene le istituzioni finanziarie del Vecchio continente riporteranno ulteriori perdite per 43 miliardi di dollari, a causa degli effetti del dissesto provocato. In ogni caso, aggiunge l’Fmi, la Bce ha spazio per abbassare il livello dei tassi di interesse alla luce del deterioramento dell’outlook economico.
La crisi dei mercati finanziari, si legge nel rapporto, "ha in maniera significativa peggiorato lo scenario dell’economia europea" con conseguenze sul sistema finanziario "che stanno fiaccando la sua forza". Nell’Outlook 2008 per l’Europa pubblicato oggi a Washington, il Fondo conferma la previsione di una crescita del Pil del solo l’1,5% a fine anno che rallenterà ancora all’1,4% nel 2009. Nell’area euro la crescita sarà dell’1,4% a fine anno e dell’1,2% nel 2009 con l’Italia fanalino di coda con una crescita solo dello 0,3% nel biennio.
Gli esperti del Fondo sostengono che "I rischi per lo scenario di crescita sono sostanziali. Il contagio derivante dal rallentamento globale potrebbe infatti essere maggiore del previsto; nello stesso modo gli squilibri globali potrebbero riemergere all’improvviso accompagnati da un ulteriore apprezzamento dell’euro. Le sfide per i governi, sono quelle di ripristinare la fiducia nel sistema finanziario e minimizzare l’impatto della crisi sull’economia reale mantenendo credibilità anche sul fronte dell’inflazione e delle politiche di sostenibilità di bilancio. Se da una parte le banche centrali hanno il compito di prevenire l’insorgere dell’inflazione e degli effetti secondari sui salari, i governi devono invece agire sulla politica fiscale, gli stabilizzatori automatici dovrebbero essere messi in opera per controbilanciare il rallentamento".
Il Fondo mette in guardia dall’impatto sui Paesi emergenti dell’Europa. Per molti di questi, spiegano gli esperti, "la crescita rallenterà anche se moderatamente", ma i rischi di un impatto maggiore sono crescenti.
E cattive notizie arrivano dagli Usa: Bank of America, la seconda banca statunitense, ha registrato un netto calo dei profitti nel primo trimestre dell’anno a causa delle perdite e svalutazioni legate alla crisi dei mutui subprime. Gli utili netti sono scesi a 1,21 miliardi di dollari, corrispondenti a 23 centesimi per azione, contro i 5,26 miliardi (1,16 dollari per azione) del medesimo periodo del 2007. La performance è peggiore delle stime degli analisti, secondo cui gli utili sarebbero stati pari a 45 cent per azione.
Fonte:laRepubblica.it












