dic 22 2008
Mutui piu leggeri
Arriva uno spiraglio di luce per le famiglie italiane alle prese con le rate del mutuo: grazie al calo dei tassi di interesse, si potranno risparmiare fino a 3.400 euro all’anno. È stata così subito definita come una “dote” quella che arriva nelle tasche dei consumatori che hanno contratto un mutuo a tasso variabile, resa possibile dal calcolo effettuato fra il momento di massimo rialzo dell’Euribor (il tasso a cui le banche si prestano il denaro) e il suo valore attuale.
I numeri più delle parole: al massimo dell’Euribor a tre mesi, toccato il 9 ottobre al 5,39%, la rata di un mutuo da 200.000 euro a 30 anni (a tasso variabile con uno spread dell’1%) aveva infatti raggiunto un massimo di 1.250 euro al mese. Oggi, dopo 50 sedute di cali consecutivi e l’Euribor sceso al 3,08%, la stessa rata vale 964 euro, con un risparmio di 286 euro al mese, pari a 3.432 euro l’anno.
Risparmi consistenti anche per i mutui a durata e importo minori: su un finanziamento da 100.000 euro a 20 anni si pagano 129 euro in meno al mese, dal momento che la rata è scesa dai 739 euro di ottobre a 610 euro attuali. Ritocchi all’ingiù che garantiscono così un risparmio annuo di 1.548 euro all’anno.
Adusbef e Federconsumatori considerano i mutui ancora troppo salati e lanciano una chiara accusa: “Le banche fanno pagare ai clienti più del dovuto”. A fronte di un brusco calo dei tassi di riferimento della Banca centrale europea (al 2,5%) e dell’Euribor (3,08%) – spiegano – “le banche continuano a manovrare a proprio piacimento lo spread il differenziale tra il tasso Bce e l’Euribor.” In particolare, secondo le associazioni dei consumatori, le banche non trasferiscono sui clienti tutti i vantaggi della discesa dei tassi di interesse e per chi accende un nuovo mutuo rimane soprattutto l’incognita della maggiorazione applicata sul tasso Euribor che varia in maniera decisa da banca a banca.
Così mentre i tassi calano – spiegano Adusbef e Federconsumatori – “i risparmiatori italiani devono continuare a pagare sul mutuo uno 0,54% in più rispetto alla media europea, un valore che sul credito al consumo sale al +1,1%.” Tanto che per un mutuo di 100.000 euro a 30 anni un mutuatario dovrà pagare 14.000-16.000 euro di interessi in più.
L’Associazione bancaria italiana ha replicato dicendo che “gli spread dei mutui in essere sono fissati dal contratto e quindi impossibili da modificare, se non ristrutturando il finanziamento”.
L’Associazione bancaria italiana smentisce quindi le associazioni e spiega che non è vero che le banche non stanno trasferendo sui clienti tutti gli effetti positivi derivanti dal calo dei tassi di interesse. “Sui nuovi mutui – sottolinea l’Abi – la valutazione sarà possibile solo una volta raccolti tutti i dati anche se non è incoerente che in una fase di elevata volatilità ed alto rischio come questa gli spread vengano ritoccati al rialzo. Con il crollo della produzione industriale – conclude – aumenta il rischio di fallimento delle imprese e con esso anche quello associato ai lavoratori impiegati nelle stesse, che possono vedere il proprio reddito ridotto a causa della cassa integrazione o addirittura azzerato in caso di licenziamento”.