mar 09 2009

2008: anno difficile per i proprietari immobiliari

Pubblicato da alle 3:39 pm in Notizie Mutui

Immobili sempre più fragili di fronte alla crisi finanziaria.

Negli Usa, ma anche in Europa il 2008 è stato un anno difficile per i proprietari immobiliari.

L’Associazione delle Banche Italiane rileva che il mercato italiano è tra i meno rischiosi, precisando che secondo i dati più aggiornati il livello di insolvenze ammonta all’1,4% l’anno. Non si tratta di un dato particolarmente allarmante, prosegue l’Abi, evidenziando che la probabilità di insolvenza dei mutuatari è la metà della Germania, della Spagna e un quindicesimo degli Usa: ciò significa che le banche hanno erogato con prudenza alle famiglie che avevano effettivamente la capacità di sostenere le rate, per evitare fenomeni di sovraindebitamento. Tuttavia, secondo l’allarme lanciato nell’ottobre scorso da Adusbef e Federconsumatori, sarebbero quasi due milioni gli italiani a rischio insolvenza e nel 2008 il numero di pignoramenti ed esecuzioni avrebbe potuto crescere del 22,3% rispetto al 2007.

Nel 2008, secondo il Council of Mortgage Lenders, l’associazione che riunisce la quasi totalità degli erogatori di mutui nel Regno Unito, i pignoramenti di immobili dovuti all’inabilità dei proprietari di pagare i mutui precedentemente accesi hanno toccato in Gran Bretagna le 40 mila unità (+57% dal 2007), toccando il livello più alto dal 1996. Inoltre, secondo la Cml, i pignoramenti s’impenneranno fino a toccare le 75 mila unità nel 2009, con un incremento di oltre il 60%. L’impatto della crisi in Gran Bretagna è dunque molto pesante benché, per quanto riguarda il 2008, meno devastante del previsto. Se infatti nell’ultimo trimestre del 2007 i pignoramenti erano 6.900, a fine 2008 le proprietà espropriate dalle banche sono passate a 10.400. Per quanto riguarda il ritardo dei pagamenti il quadro sembra meno grigio: circa 182.600 mutui (l’1,57% del totale) hanno accumulato ritardi pari al 2,5% o più del valore del mutuo stesso.

La Spagna, che proprio sul boom dell’immobiliare aveva fondato buona parte dell’impetuosa e ammirata crescita degli ultimi anni, soffre pesantemente della crisi e vanta uno dei più alti tassi di morosità nell’Unione Europea. In particolare nel 2008 i mancati pagamenti dei mutui sono balzati in Spagna del 310% e, secondo le stime dei consumatori, sarebbero circa 100 mila le famiglie colpite dal pignoramento giudiziario dell’ abitazione: una cifra che potrebbe raddoppiare nel 2009 a quota 86 mila per arrivare a 121 mila nel 2010. Pesantemente colpiti gli immigrati. Secondo alcuni dati il tasso di morosità (comprensivo del credito al consumo e personale) si è triplicato nel 2008 al 3,8%, e potrebbe arrivare al 6-7% nel 2009: in Spagna i morosi sono oramai 2 milioni, con un debito medio a testa di 6 mila euro.

La crisi non si è al momento tradotta in Francia in un aumento sensibile del numero di pignoramenti di immobili, riferiscono fonti del ministero dell’Economia, ricordando che l’indebitamento delle famiglie francesi "é meno catastrofico che altrove", e che in Francia il fenomeno subprime non è esistito. La federazione bancaria ha comunque invitato gli istituti di credito a evitare contenziosi in caso di difficoltà di pagamenti legati alla perdita del lavoro di un francese che sta accedendo alla proprietà. In Francia la procedura di pignoramento prevede una decina di ‘tappe’ prima che dall’avviso di pignoramento notificato dall’ufficiale giudiziario si arrivi alla vendita del bene immobiliare: l’intera procedura può durare circa un anno.

In Germania dal 2002 ad oggi l’andamento delle aste giudiziarie mostra una sostanziale stabilità: in questo periodo le vendite forzate di proprietà immobiliari si sono mantenute su una media di circa 91mila unità all’anno. Questa stabilità è legata soprattutto al fatto che le famiglie tendono ad affittare la casa in cui vivono, piuttosto che ad acquistarla. La Germania, secondo le statistiche della casa editrice specializzata Argetra, è ultima nella classifica delle abitazioni di proprietà con il 43% (dati 2003), rispetto all’Italia con l’80%.

Fonte: Ansa.it

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